Vacanze a Pollica
2015
Claudio Deangelis
Raccontare l’esperienza delle mie vacanze estive a Pollica diventa un dovere tanto nei confronti della Fondazione ‘Angelo Vassallo’, quanto per testimoniare la bellezza dei luoghi indimenticabili presenti nel Parco del Cilento. Realtà – queste – praticate in pochi giorni, ma sufficienti a trasmettermi sensazioni ed emozioni inaspettate.
Prima di farlo, dedico il presente contributo agli amici Dario e Massimo Vassallo, fratelli di Angelo, nonché alla giovane Emilia, sperando sia loro gradito.
I recenti interessi verso i temi vicini alla ‘riqualificazione urbana’ e ‘al rilancio economico per la città attrattiva’, mi hanno portato qui. Nelle vesti di testimone dell’‘opera’ del ‘Sindaco Pescatore’ quanto riporto in queste poche pagine, spero possa essere utile al Sindaco della mia città, così come a tutti i Sindaci d’Italia che ancora non la conoscono.
Vacanze a Pollica
Il 14 luglio telefono a Dario Vassallo, mi risponde subito e, dopo essermi presentato, gli spiego che intendo trascorrere le mie vacanze a Pollica per almeno dieci giorni, mosso dal desiderio e dall’interesse professionale di conoscere l’opera del fratello Angelo, per me esempio virtuoso di governo del territorio. E’ l’autore del libro ‘Il Sindaco Pescatore’ (Mondadori 2011) pubblicato dopo l’assassinio del fratello, avvenuto il 5 Settembre 2010 per mano (presumibilmente) mafiosa. Dispiaciuto, mi dice di non poter esser presente, ma con grande gentilezza decide di farmi incontrare con un rappresentante della Fondazione ‘Angelo Vassallo’.
Quando Venerdi 7 agosto giungo con Tiziana, a Ostigliano, è ormai notte. Dopo una discesa molto ripida, simile a una “cala” siciliana, mi rendo conto di essere al centro di un contesto boschivo dove le case del nostro soggiorno, seppur recuperate di recente, sono rigorosamente in blocchi di pietra, secondo lo spirito del luogo. Inaspettatamente, il giorno seguente, mentre assaporo la vista sul parco, mi chiama Emilia, studentessa di Giurisprudenza attivamente impegnata nella Fondazione – come mi spiegherà in seguito – per comunicarmi la data e l’ora del nostro primo incontro. Stante la pessima ricezione, dopo vari tentativi telefonici, stabiliamo di vederci martedì ad Acciaroli, frazione di Pollica, presso il porto.
In attesa del suo arrivo visito il paese: via Nicotera e via Bixio sono rinnovate con lavori a dir poco recenti; le strade sono lastricate in pietra naturale e le architetture delle case e dei muri sono quelle originarie, adeguati senza consistenti manipolazioni. Sono circa le 12:00 e, malgrado una buona presenza turistica (prevalentemente napoletana) che si appresta al pranzo, si percepisce una tranquillità insolita, lontana dal solito ‘vociare’ degli abitanti di quelle zone. Il luogo, il contesto, il clima del momento, ma anche l’attesa, mi rendono ancor più curioso di sapere, di conoscere da vicino l’opera del ‘Sindaco Pescatore’, fin dall’inizio del suo impegno politico, unitamente alle ragioni che hanno portato la comunità che con passione serviva, a diventare un Comune virtuoso, così come riconosciuto dall’Unione Europea. Entro nel porto, passeggio sul pontile dove noto come la chiesa e la torre di difesa seicentesche da un lato, e con la nuova cortina porticata sullo sfondo dall’altro, definiscano e completino la sua spazialità. Salendo la rampa che mi accompagna lentamente sulla copertura della cortina, ho la sensazione di percorrere un lungo molo rialzato, con scogli sulla destra, che offre, a chiunque la percorra, una vista libera su tutto il paese, arricchita nella percezione dello spazio portuale dalle tante imbarcazioni presenti in primo piano. Non mi sbagliavo, quel contesto non era casuale: si trattava di una notevole intuizione del ‘Sindaco Pescatore’ per dare un impulso, uno start, per il rilancio del suo paese.
Mi guardo in giro e noto che nulla lo ricorda: una targa, una statua, una scultura, una piazza. Stranito, intraprendo con una negoziante della piazzetta retrostante il porto, un breve dialogo mentre acquisto un souvenir. Appena le parlo di Angelo abbassa subito il tono della voce, di riflesso mi guardo in giro, ma non vedo nessuno; lei accenna al suo «carattere imprevedibile che lo ha portato a quanto è successo», aggiungendo che «la sua è una questione privata legata alla droga», e che «le ultime sere ha alzato i toni con certe persone al porto…».
Stupito, provo nuovamente a chiedere ad altri interlocutori e fortunatamente l’approccio cambia. È il caso di una commessa che, interpellata, manifesta un giudizio diverso; me ne parla con piacere, ma è troppo giovane e ripete sempre le stesse cose, conosce poco i fatti. Dopo avermi venduto una t-shirt, entra nel negozio un suo amico, tarchiato e scuro di capelli: lo presenta come il cugino del nuovo Sindaco cercando di coinvolgerlo nella discussione, questi, forse infastidito, solleva le spalle e si allontana. Ci resto male. Ce ne andiamo.
Alle 18:00 troviamo Emilia. E’ lei a riconoscerci. Conversiamo per quasi due ore: ci esprime la sua soddisfazione nei confronti di quelle Istituzioni nazionali che a tutti i livelli condividono, appoggiano e incoraggiano l’opera del ‘Sindaco Pescatore’. Tuttavia, le sue parole nascondono un senso di delusione per i comportamenti e soprattutto per l’indifferenza dei popolani nel ricordare Angelo. Mi dice che tutte le iniziative e i progetti si sono fermati con la sua morte per l’incapacità e l’immobilismo non giustificato del nuovo Sindaco: «…lo stesso Sindaco che deliberò l’assegnazione di un locale per la Fondazione e che a distanza di quattro anni non ci ha ancora consegnato le chiavi». Su mia richiesta fornisce l’elenco delle opere più significative da visitare, già a me note per aver letto il libro. In seguito ci lasciamo in cordialità, con l’intesa di risentirci.
La sera stessa Tiziana mi propone di cenare al ristorante ‘Il rosso e il mare’; accetto volentieri e lì ho modo di conoscere il figlio di Angelo che ne è il titolare. Antonio, ormai trentenne, che indossa un pantalone rosso e una camicia chiara, si riconosce per il modo professionale di impartire gli ordini in sala. Dopo aver gustato una spigola alla griglia traboccante dal piatto, chiediamo al cameriere di presentarcelo. Lo vediamo incuriosito; ci avviciniamo e dopo una breve presentazione gli dico di aver letto il libro e di essere a contatto con la Fondazione. Non fa cenni e, in modo cordiale, mi parla del padre, della «nostra volontà di andare avanti e di fare chiarezza». Mi dice poi che il nuovo Sindaco «sta lavorando bene», e auspica una sicura risoluzione dei rapporti con la Fondazione.
Si dice soddisfatto della fiction televisiva che presto sarà trasmessa su RAI 1, intitolata come il libro dello zio, concludendo con una frase inaspettata «…e forse in prima fila ci sarà quella persona…» riferendosi all’assassino del padre. Poco dopo, con una visione un po’ più nitida ci salutiamo cordialmente.
Mercoledì intraprendo la visita delle opere realizzate dal ‘Sindaco pescatore’. Inizio con il Museo del mare a Pioppi – un’altra frazione di Pollica –, sito nello storico Palazzo Vinciprova, tutelato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, oggi gestito da Legambiente. Una signora robusta, seduta ad un piccolo tavolino, ci compila la ricevuta n. 7498 per due persone, indirizzandoci al piano seminterrato nel quale sono distribuite le diverse vasche a tema che riproducono i tipici habitat marini, vivi delle specie del Mar Mediterraneo. Il clima è umido, la luce è insufficiente per permettere la lettura delle didascalie. Al piano della terrazza le sale espositive dell’Ecomuseo raccontano con scritti e immagini la dieta mediterranea teorizzata da Ancel Kejs, già inventore della Razione K durante l’ultimo conflitto mondiale. In adiacenza, la sala delle tisane con annesso un laboratorio chiuso al pubblico, nella quale è possibile acquistare i preparati. Mi suscita emozione un piccolo cartello che invita a non chiudere la porta della terrazza per permettere la nidificazione in atto di una coppia di rondini in frequente movimento.
Giovedì siamo a Pollica, in paese. Mentre saliamo in automobile noto una suggestiva disposizione edilizia su piani distinti che conferisce forza alla spazialità d’insieme; all’arrivo nella piazzetta del Municipio la vista è deludente, forse per effetto di alcuni edifici anni ’70 che la definiscono; poi salendo gli scorci e le strade si fanno notare attraverso le loro tipiche caratteristiche. Poche norme disciplinano il recupero e il restauro delle architetture storiche, proprio come aveva voluto Angelo. Da piazza della Cortiglia, imboccando via Mazziotti, raggiungiamo il Castello dei Principi Capano (secolo XIV), dove il consistente restauro non è nascosto agli occhi del visitatore. Attraversiamo la sua porta e, sempre in vistosa pendenza, raggiungiamo il cortile della torre nel quale, sulla sua parete libera, scorgiamo una targa metallica con inciso ‘Centro studi della Dieta mediterranea Angelo Vassallo’. Quando chiediamo di visitare in castello si fa avanti un ragazzo – Amabile è il suo nome – forse il più giovane componente dell’Associazione culturale Mediterraneamente che gestisce le informazioni turistiche e la ristorazione. Ci fa strada iniziando dalle stanze passanti della ‘manica rettilinea’ e spiegandone di volta in volta le funzioni, un susseguirsi di spazi per convegni, per feste ed eventi, la biblioteca, la cucina per corsi formativi, il ristorante, le stanze riservate e altre sale espositive temporanee. Un complesso ben organizzato fino al culmine della torre. Piccole tracce ingenerose emergono dai dedali delle murature che ne attestano la storicità, quali fori, archi e caminetti, forse quel poco che resta. Ci porta infine in una piccola loggia panoramica: uno spazio magico nel quale prolunghiamo la sosta per la sua esclusiva vista sul mare che ci coglie di sorpresa. Amabile vorrebbe menzionare alcuni passi della storia ma non ci riesce, non la conosce, ma quando scorge l’arrivo di Anika, venticinquenne sua consociata, la invita a ripartire. Il quadro a questo punto si fa completo. Mi colpisce così la sua capacità espositiva e di dialogo, tanto che gli chiedo di parlarmi di Angelo. Conosce la vicenda; mi dice: «era portato a risolvere le cose sempre da solo, come vedrà nella fiction nella quale io sono comparsa… verso la fine si capirà…». Finiamo la serata al ristorante con un menù che definirei sensoriale, immersi nell’atmosfera della corte medievale.
A Ferragosto vengo a sapere che Massimo, il più giovane dei fratelli Vassallo, mi vuole conoscere. Ci accordiamo per Domenica verso sera al porto, giorno in cui avevamo prenotato una passeggiata al sentiero naturalistico comunale, denominato ‘U Puzz r l’uva neura’, a cura di Legambiente. Arrivati, lo notiamo seduto sul bordo di un muretto davanti alla Chiesa. Non indugia a darci quel ‘tu’ amichevole invitandoci a passeggiare.
«Questa vicenda non lascia spazio a nessuno, come se il tempo si fosse fermato» – afferma e continua dicendo che «tutto è bloccato dal sistema…» facendo riferimento sia al decorso amministrativo del Comune, sia a quel mondo tangibile dell’economia occulta: «Vedi, perché la questione è prima politica e poi di droga». Le sue parole ci invitano a riflettere. Prosegue affermando che la Fondazione, voluta per dare significato nel tempo a quanto Angelo ha fatto, si oppone a questa inerzia ma soprattutto intende contrastare il sistema del malaffare. Lo esorto a non mollare. Lui non è il tipo che si scoraggia, ma anzi, mi dimostra di aver sufficiente entusiasmo e coraggio per non mollare.
Quando ritorniamo mi fa notare che per le opere del porto, completate postume da circa quattro anni, non è stata ancora bandita la gara pubblica per l’assegnazione dei locali commerciali. Non ne conosce la ragione, come per tante altre cose che non hanno avuto seguito. Sul tavolo del Sindaco, mi dice, «ci sono dieci progetti che Angelo avrebbe voluto realizzare», ma a suo dire non se n’è più parlato. I toni del suo linguaggio sono spesso coloriti, ma capisco la rabbia che aleggia sul suo volto sincero.
Davanti alla sua casa, vicino alla stazione balneare, troviamo, seduti, sua madre in compagnia del fratello Claudio, l’ultimo pescatore della famiglia. Lei in abito nero e con le rughe profonde che testimoniano la stanchezza di aver messo al mondo sei figli, lui, affaticato della giornata trascorsa condivide con me poche parole sulla sua vita dedicata al mare. Li lasciamo.
Mentre rientriamo, Massimo mi ribadisce la volontà e l’impegno con Dario a riprendere le sorti del paese «perché questo lo vorrebbe Angelo…». Di Angelo, gli dico, in questo paese manca una presenza figurata, simbolica, forse quello che oggi l’arte contemporanea definisce come ‘nuovo monumento’, insomma qualcosa qui nel porto che ricordi quel dito puntato verso il mare, ove nessuno potrà sottrarsi dal rivolgere lo sguardo. Offro la mia disponibilità per una proposta, lui capisce e condivide, ‘non ora, ma lo faremo’. Il sole è tramontato, ci salutiamo con l’intesa di risentirci.
Mi sono fatto un’idea. Anche se coinvolto in questa “vicenda”, senza volerlo. In questi pochi giorni ho ascoltato e ho potuto riflettere senza però mai indagare. Le indicazioni ricevute sono ermetiche, quasi a pensare un linguaggio codificato in grado di produrre soltanto sensazioni. Però intuisco che niente è velato da misteri, da segreti o da enigmi, come in genere non si è portati a pensare. Ritorno a casa consapevole di essere il solo a non conoscere la verità.
Mi sono fatto un’idea, un’idea sull’essenza del lavoro svolto dal ‘Sindaco Pescatore’, sulla consistenza della sua opera realizzata in pochi anni, considerando tutto ciò che oggi implica attuarla nel nostro paese. Ha saputo cogliere quanto di meglio offriva il suo Comune in termini sia materiali (architetture storiche, spazi urbani, percorsi e sentieri naturalistici) sia immateriali (storia, cultura, avvenimenti, accadimenti, ecologia) comprendendone il concreto potenziale. Di lì i progetti di riqualificazione con l’obiettivo di costruire una nuova identità nel pieno rispetto del contesto e dei luoghi. Veri e propri progetti culturali rivolti sia al ‘recupero storico’, sia alle ‘nuove costruzioni’, in grado di rendere distintiva e attrattiva l’offerta urbana e turistica. Un’iniziativa che precede i tempi. Facendo leva sullo spirito di mirare a una politica culturale, ottiene il progressivo coinvolgimento dei soggetti e delle Istituzioni attivi sul territorio. E’ stato uno dei pochi nella nazione ad aver attuato il ‘marketing territoriale’, oggi di forte attualità ed anche in futuro. Lo ha realizzato in piccolo, ma, in termini valoriali, riveste la stessa valenza dei grandi interventi. Proprio in risposta alle crisi, ha saputo sviluppare le potenzialità turistiche con sensibili ricadute sul fenomeno dell’indotto. Lo si nota dai flussi delle presenze ai quali, oggi più che mai, va periodicamente rinnovata l’offerta allo scopo di garantirne la vitalità.
Non va dimenticata la sua capacità di trovare risorse, di creare nella legalità, le condizioni e le strategie per reperirle, in grado di dar vita ai suoi concreti programmi. Tutto è stato interrotto in un attimo. Voglio ricordarlo per quanto è stato fatto, come testimone silenzioso e attento osservatore, elencando in sintesi i tratti più significativi del suo operato. Le realizzazioni, anche se non riportate in ordine cronologico, riguardano: la nuova sede scolastica, l’isola ecologica e l’istituzione della nuova raccolta differenziata, la bonifica di Pioppi e Acciaroli con due depuratori, il lungomare di Pioppi, il Museo del Mare e l’Ecomuseo della Dieta mediterranea nello storico Palazzo Vinciprova, il Cento Studi della Dieta Mediterranea nel recuperato Castello dei Principi Capano a Pollica, gli itinerari turistici con il ripristino delle bellezze naturali del territorio, l’energia solare per gli edifici pubblici e l’illuminazione stradale, l’arredo urbano nelle frazioni, il restauro dello stadio comunale, un nuovo Parco sportivo intitolato a ‘G. Campagnuolo’ per il ritrovo dei giovani, nuovi spazi d’inumazione nella terra del Camposanto e, infine, la nuova (e tanto discussa) sistemazione del porto di Acciaroli. Esemplare è il ‘Giardino del mare’, una zona protetta per i gigli marini che, malgrado il suo recente disfacimento, forse teso a cancellare la sua volontà, è tuttora scenario della loro inspiegabile rinascita.
Non vanno dimenticati i suoi impegni circa la Presidenza della Comunità montana del Parco del Cilento, la Vicepresindenza nell’Associazione ‘Cittàslow International’ in quanto parte del ristretto gruppo delle città del buon vivere, e neanche vanno trascurati i riconoscimenti riguardo l’eredità lasciata con il passaggio di Hemingway, nonché e per aver ottenuto il maggior numero di ‘Bandiere Blu’ del mare pulito.
Suo è anche il progetto lungimirante di costruire due centrali idroelettiche attraverso lo sfruttamento dei torrenti, al fine di garantire la quasi autosufficienza energetica del Comune, così come l’iniziativa chiamata ‘Nuova ecologia’, che definirei al pari di un rituale di ‘Land Art’, ottenuta con l’azione assistita di piantumazione di alberi da parte degli abitanti. Tutto questo, però, va continuamente sostenuto, alimentato, implementato e rinnovato se si vuole che l’azione fin qui svolta non sia vana. Va assicurata al più presto una continuità nella linea di pensiero e in quella operativa basata su un ‘progetto politico’ locale. Tutto questo va perseguito come un modello, come un metodo, ma anche come un esempio se non come un riferimento per il grande popolo dei Sindaci italiani che nell’ANCI si rispecchiano.
Proposta per un monumento
Cercherò di configurare con le sole parole un disegno a sostegno dell’idea.
Tutte le città devono la loro rappresentatività a personalità illustri che nei secoli hanno espresso gli ideali della loro società. Pollica deve questo ad Angelo Vassallo: ‘Il Sindaco Pescatore’. Per questo va riconosciuta la sua personalità con un segno capace di preservare la memoria e celebrare i valori della politica e della legalità. Deve assurgere come ‘presenza’ indelebile dal contenuto simbolico, ma allo stesso tempo tranquillizzante, ironica e rassicurante. Un monumento ‘non monumentale’, che diventi un ‘punto di aggregazione di un modo di sentire e vivere la città o quel particolare luogo’ in relazione allo spazio precostituito. Forse una figurazione rappresentativa dai tratti in parte astratti, che scenda dal basamento tradizionalmente inteso, per avvicinarsi alla gente e accompagnare il passante, dialogando con lui. Le fatiche del suo lavoro devono segnare la fisicità dell’opera offrendo un’immagine rassicurante. La portata ‘non celebrativa’ è quella di un’icona fortemente connotata come nuova idea di monumento ‘innovativo’ sul piano espressivo della forma, della tecnica costruttiva e della tecnologia di riproduzione. Un terreno fertile per artisti e designers che sanno lavorare per stabilire la corretta relazione dell’opera con lo spazio destinato ad essa. In un’operazione rilevante e delicata come questa, ritengo sia importante un’azione condivisa e partecipata con soggetti ed Enti che riconoscano positivamente l’iniziativa, stanziando contributi volontari per la sua riuscita. Il tutto affinché sia, per sempre, mantenuta aperta la ferita della memoria.
Per la Fondazione Angelo Vassallo
Claudio Deangelis


