Il Museo civico: lo specchio della città
Idee a costo ø
CITTÀ
Claudio Deangelis
7/10/20262 min read


Tra le tante definizioni, la più morigerata è quella di Wikipedia: Un museo civico è un museo di proprietà comunale. Le collezioni del museo non necessariamente appartengono al comune e sono sottoposte a vincoli nazionali (es. beni archeologici e paleontologici) e a tutele regionali (es. beni demo-etno-antropologici).
Ai musei scientifici appartengono i musei storico-documentari (civici, universitari e ecclesiastici) noti per il loro profondo rapporto con la città storica di cui sono espressione di interpretazione del tempo legati a avvenimenti, fatti o eventi che hanno definito la morfologia fisica e materiale dell’Urbs e la sfera sociale e giuridica della Civitas.
Il Museo civico (MC), per questo, è preservativo, conservativo e protettivo.
Il MC si fa interprete dell’identità dei luoghi e dei loro abitanti con reperti e documenti che ricostruiscono ambiti e contesti allo scopo ultimo di descrivere o narrare trascorsi significanti, posti in successione ordinata a conformare un corpus organico.
A differenza del museo tematico quello civico indaga la storia del territorio a cui apparteniamo – anche per l’intera esistenza – con un ruolo di custode della nostra eredità urbana, come pure di testimone del passato e del presente appena trascorso offrendo, da un lato le “direzioni e prospettive di senso e di riflessione critica” e promuovendo, dall’altro conoscenza e apprendimento a coloro che mantengono viva l’esperienza di interpretazione e di partecipazione agli eventi.
Compito di ogni cittadino è la conoscenza della propria storia che il museo manifesta con documenti d’archivio, reperti, ritrovamenti e opere d’arte pubbliche o cedute da soggetti privati, facenti tutti parte di un patrimonio antico e recente conquistato nel tempo e in seguito legittimato da un forte legame al sito; la partecipazione alla conoscenza della storia locale rappresenta – per chi fruisce del patrimonio urbano – una sorta di credenza, cioè di un ricorso alla fides nei confronti di un ambiente fisico che è stato generativo.
Il MC è lo specchio di ogni città che si manifesta per una nobile aspirazione di riconoscibilità.
Valenza, città del distretto orafo e del gioiello, è dotata di una quota importante della Collezione Dabene – riconosciuta come patrimonio storico di documenti rari, manoscritti e statuti – acquisita anni orsono dal Comune per donazione che oggi reclama un luogo, una dimora espositiva pubblica.
L’idea, appunto, è di ricostruire un’identità storica istituzionale da esibire con l’ausilio di allestimenti, didascalie, racconti scritti o verbali, consultazioni digitali e laboratori di ricerca locale, aperta a contributi di Istituzioni private, Fondazioni e Associazioni.
Bisogna mettere in relazione luoghi e tempi diversi della nostra geografia per dare vita a un sito storico rappresentativo ricorrendo a esperti, soggetti di competenza e volontari in grado di ricondurre l’opera generata nel contesto della nostra attualità. Bisogna, per questo motivo, realizzare una Istituzione civica aperta al cambiamento, alla mutevolezza del proprio pubblico e capace di strutturare “idea e spazio, luogo di ascolto e di visione”.
