Al sindaco che verrà
2015
Claudio Deangelis
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Al Sindaco che verrà
Ho deciso di rivolgermi a chi non può ancora rispondermi, ma lo potrà fare solo dopo la propria affermazione.
Mosso da un sentimento civico e, non lo nego, dalla curiosità (se non dalla preoccupazione) di come sarà diretto il governo del territorio di domani, intendo qui riprendere il confronto sui temi intimamente connessi al “disegno urbano”, affermando quell’interesse verso gli eventi della storia recente della città, uniti ai fenomeni generatori di nuovi comportamenti, che ho sempre nutrito con l’esercizio professionale.
Lo voglio fare in questo momento di grandi mutamenti economici, sociali e culturali (e di consultazione elettorale), perché m’incoraggia “gettare avanti” alcuni interrogativi su questioni di grande rilevanza sulla ricaduta urbana e territoriale.
Lo voglio fare prima; prima perché mi rassicura da possibili fraintendimenti, proteggendo così la mia notoria indipendenza.
Non è facile trovare un inizio, un punto di partenza, in un campo così complesso, quando a doverlo fare è lo scrivente, progettista affetto da sindrome da “problem solving”, ma per questo cercherò di affrontare gli argomenti in modo circostanziato.
Spesso parlando di luoghi antropizzati, ci chiediamo quanto sia capace e di quanta forza possa disporre una città per affrontare le sfide del futuro in un processo ormai già avviato globalmente: le metropoli si preparano a divenire megalopoli, sempre più poli di connessione dell’economia internazionale in metamorfosi verso la “smart city”, mutano il significato di abitare e quello di lavorare dentro le industrie che vogliono essere colte, connesse, competitive e creative, si affermano nuove produzioni culturali con le cosiddette Fabbriche della cultura, prendono vita le varie forme del patrimonio storico, artistico e culturale, sia materiale sia immateriale, evolvono in imprese i musei ormai interattivi e partecipativi, come anche le biblioteche ripartono dal digitale, trasformandosi in luoghi della conservazione, per dare forma a “piazze” che attraggono.
Qui l’elenco può proseguire, ma preferisco addentrarmi nei contenuti che possono diventare momento di riflessione per la nostra città, che deve decidere in quale direzione andare, cioè se vuole confermare una politica di conservazione dei propri beni, oppure se aprirsi all’innovazione, declinando le diverse forme del virtuoso con i possibili modelli di rilancio economico.
Ma come fare per rilanciare la città rendendola virtuosa?
Implementando l’industria della manifattura nel segno della tradizione e della sostenibilità (considerando che oggi buona parte della stessa si è convertita in hub nella produzione del know-how per l’industria multinazionale, recuperando efficienza e produttività)?
Promuovendo la ricerca a sostegno del distretto con incubatori di eccellenza e luoghi per la creatività?
Investendo in asset culturali attraverso modelli strutturati che rendono la città più attrattiva e competitiva, e con nuove formule economiche a supporto della cultura?
Quindi, industria e cultura possono costituire un’occasione di riqualificazione urbana e di rilancio dell’economia locale con collaborazioni tra pubblico e privato?
Un mutuo rapporto in cui l’impresa può contribuire alla tutela, allo studio e alla promozione del patrimonio culturale, mentre il sistema culturale può partecipare a far conoscere il patrimonio industriale. Perché sia ricchezza condivisa, perché l’industria genera nel contesto ricchezza materiale e intellettuale.
Bisogna, per questo, che la politica dimostri una visione strategica e creativa?
E quali sono i fattori generativi per un progetto urbano guida per la pianificazione del territorio?
Cerco di dare alcuni indizi in un ambito mai lineare, le cui dialettiche portano fatalmente verso quell’articolato processo di “senso ritrovato”, a quell’identità che fa leva sulle ragioni della storia e della memoria e, infine, al progetto come “strumento della conoscenza” e della rappresentatività.
Ma senza perdermi in altre esplicitazioni, voglio cogliere l’affermazione di Luigi Snozzi, “fare centro” per indicare un luogo (la centralità del passato e del recente), un punto di partenza operativo per la città di natura monocentrica, di piccola dimensione come la nostra; confermare che nella definizione urbanistica di “densificazione” sta il futuro sviluppo della città, se si decide di affrontare il tema dei confini dei margini come fattore di coerenza tra natura e costruito; che si può “rivalorizzare” in ambito storico come, invece, “rigenerare” porzioni o luoghi che hanno perso funzionalità dentro e nella prossimità comunale, che con la tutela delle aree naturalistiche e agricole si può affrontare il concetto delle cinture verdi, come premessa per migliorare la qualità della vita urbana.
Questi sono solo alcuni dei grandi temi urbanistici e di disegno urbano che affliggono le città contemporanee ai quali bisognerà dare una risposta, come anzidetto, con un progetto strategico (forse a lungo termine) della politica locale, capace di fornire le indicazioni indispensabili per riscrivere il piano di gestione del territorio.
Lo ha scritto Dario Vassallo nel suo bel libro dove racconta la visione, l’impegno e l’eredità del fratello, il “Sindaco pescatore” (Mondadori 2011), libero “patrocinatore” del suo paese, il sindaco che “…trova una sintonia con la sua gente che, sollecitata nella maniera adeguata, diventa protagonista del cambiamento”, sostenendo il lavoro del pescatore come forma di ricerca quotidiana e spinta interiore.
Concludo rammentando che il futuro non è più quello di una volta, che la creatività, a noi tanto congeniale è, senza dubbio, il motore del cambiamento, da usare sfruttando le nostre risorse culturali, ovvero usando i nostri prodotti artistici per farne “racconti”, in un processo partecipato e condiviso in grado di proiettare l’immagine di oggi, in un contesto in cui la cultura manifatturiera del “saper fare” comprende la ricerca, il sistema educativo, il patrimonio artistico, di quel passato dal quale derivano i nostri successi.
Ci sarebbe ancora molto da dire.
In bocca al lupo
a Gianluca Barbero
a Sergio Cassano
a Mario Cresta
a Fabio Magrin
a Luca Merlino
a Maurizio Oddone
a Angelo Spinelli


